• Eleonora

PERCHÈ L'ASTROLOGIA UMANISTICA

Perché l’Astrologia che preferisco è quella Umanistica, di stampo psicologico archetipico?

Vi racconto la mia esperienza.


Quasi subito, dopo essermi addentrata un po’ di più nel vasto mondo degli astri, ho realizzato che esistono diverse “scuole di pensiero” astrologico. Ancora adesso non so dire se ha davvero senso questa differenziazione in diverse “categorie” di approcci, o se tante volte, anche in questo ambito, forse sarebbe interessante lavorare in modo sincretico. Tant’è che, certamente, diversi “capiscuola” ci tengono a mantenere queste differenziazioni, e quindi diamogli retta, per oggi. Mi è stato chiesto perché io mi sia orientata verso un’approccio umanistico dell’Astrologia , invece che verso un approccio più classico o di altre “scuole”. È una domanda interessante sulla quale non avevo mai riflettuto prima fino in fondo.

All’inizio del mio viaggio di scoperta di questo mondo, ho letto, in modo totalmente random, una serie di testi di diversi autori. Dalla Morpurgo, ad Arroyo, Dane Rudhyar, Barbault, Pesatori, Liz Greene ed altri. Il mio amore è andato verso la Greene, Rudhyar e quella particolare “scuola psicologica/ umanistica” che poi ho deciso di frequentare attivamente attraverso una serie di percorsi didattici (diplomi etc). Il paragone che mi veniva da fare tra loro e gli altri era: questi insegnano l’alfabeto, mentre gli altri parlano di ortografia e sintassi. E quando parlo di alfabeto non intendo, badate bene, le basi delle tecniche astrologiche o le “regole” di interpretazione; parlo dei principi fondanti del Linguaggio astrologico: i simboli.


Carlo De Montis, "Maschere"

Davvero molto poco insegnano la Greene o Rudyar su “come stilare un tema natale”, questo tipo di aspetto tecnico non l’ho quasi mai trovato nei loro testi ed ho dovuto acquisirlo in altro modo. La straordinarietà del loro approccio è la capacità di navigare abilmente nell’affascinante mondo degli archetipi della psiche umana, trovando solido riscontro nelle teorie della psicologia junghiana e, ancora di più, in quella archetipica di Hillmann. Quel mondo fatto di immagini, di storie, di mito e di magia che trovano correlazione nelle simbologie astrologiche. La nostra psiche, il nostro inconscio, parla quel linguaggio immaginale ed attingendo a quel livello simbolico davvero possiamo iniziare ad “identificare” in modo sottile parti della realtà che si manifesta intorno a noi, così come parti della nostra realtà interiore. Gli antichi associavano delle divinità ai diversi archetipi, e quando degli eventi accadevano, riuscivano a leggere, in trasparenza, l’operato di tale o tal’altra divinità. Riuscivano quindi, sebbene magari non consapevolmente e più sotto forma di credenza, di fede, o di manifestazione esterna, a tenere un canale aperto tra la realtà fisica e la sua interpretazione o trasposizione in termini immaginali/archetipici.


Raffaello, "Consiglio degli Dei", soffitto affrescato nella Loggia di Amore e Psiche, Villa Farnesina, Roma 1518

Credo che l’uomo moderno abbia in gran parte perso questa capacità. Ci lasciamo spesso trascinare dagli eventi come se fossimo in balia del caso (o della “sfiga”, o del “capo stronzo” o della “società” etc), e abbiamo abdicato in gran parte la nostra abilità di pensiero astratto a favore di una visione materialistica e meccanicistica della realtà. Per molti di noi le cose accadono perché c’è una causa fisica, meccanica, misurabile ed empirica a provocarle. Non c’è “altro”. C’è solo causa-effetto.

Ecco, questa visione è molto limitante per la nostra innata voglia di libertà e auto-determinazione. Per poter aspirare ad attingere a quel Potere creativo che ci rende Umani, dobbiamo ricominciare ad attingere all’alfabeto base della nostra abilità creativa, che è, appunto, l’abilità di pensare in modo simbolico, quindi di agire ad un livello “altro” rispetto a quello fisico.

Forse che le “altre scuole” non portano alla stessa conclusione? Probabilmente sì, di certo per me è stato ed è fondamentale e stimolante immergermi in quel livello archetipico promosso da certa astrologia, piuttosto che spaccarmi il cervello su infinite regole, nomenclature e calcoli. Questione di approccio, credo...e mettiamoci pure un Mercurio in Leone trigono a Luna in Sagittario congiunta a Giove e Urano! Per me, quando i simboli diventano familiari, un tema natale diventa una storia che si racconta, un “mito” personale con tutta la dignità che merita. Un mito che, come tutte le buone storie, racconta il persorso di un “eroe” che deve affrontare delle prove per conquistare l’oggetto della sua vocazione. C’è una buona dose di epicità nella mia personalissima esperienza dell’astrologia, lo ammetto!

Detto questo, qualcun’altro mi ha chiesto: pensi sia un approccio migliore di altri? No, non penso questo. Penso che anzi nel tempo, conoscendomi, vorrò esplorare altri aspetti della disciplina che magari vanno a complementare certe conoscenze.


Chi ha voglia di raccontarmi la sua visione dell’astrologia? Come vi approcciate e, soprattutto, che cosa cercate?


PS: Per approfondimenti sulla psicologia archetipica consiglio la lettura di questo interessante articolo: "Psicologia archetipica: la creazione dell'anima".

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